Psilla comune del pero (Cacopsylla pyri Linnaeus)
Psilla comune del pero (Cacopsylla pyri Linnaeus)

La Psilla comune del pero (Cacopsylla pyri Linnaeus) è uno dei più importanti fitofagi del pero; a causa dei numerosi interventi chimici, la sua pericolosità è aumentata, riducendo l'efficacia degli antagonisti naturali di questo insetto. Non è, comunque, considerato un insetto dannoso negli agrosistemi condotti con la difesa integrata, la quale ha favorito una ripresa dei nemici naturali della Psilla.

Gli adulti di Psilla sono lunghi circa 2.5-3 mm, di colore ocra o brunastro; le ali sono trasparenti e posizionate a tetto spiovente sul corpo.

Le neanidi sono appiattite e di colore giallastro-arancio, che col tempo s'inscuriscono, di colore bruno-nerastro.

Negli stadi giovanili si ricoprono di melata, a scopo protettivo; anche le uova si ricoprono di melata e sono di colore giallo-arancio, inoltre, sono di forma appuntita ad un'estremità mentre nell'altra vi è una coda.

La Psilla colonizza i germogli, le foglie giovani, i giovani rami e, talvolta, anche i frutti.

I danni possono essere diretti ed indiretti: i primi riguardano gli arresti vegetativi e deformazioni, con piccole necrosi sui germogli e sulle foglie, a seguito delle punture; i secondi provocano abbondante produzione di melata che provoca asfissie sugli organi verdi e scottature sui tessuti. Inoltre la melata deprezza i frutti e rende i trattamenti inutili; infine, la melata facilita l'instaurarsi dei funghi, che diminuiscono il rendimento fotosintetico, alterando il metabolismo della pianta.

La Psilla è anche un vettore di malattie, come la Moria del pero.

Questo insetto sverna come adulto e compie 5 generazioni all'anno; l'attività viene ripresa in marzo, con temperature superiori a 10 °C.

Metodi di lotta

Si eseguono criteri di lotta guidata ed integrata; si effettuano trattamenti solo al superamento della soglia e considerando la presenza dei nemici naturali della Psilla.

Le soglie di'intervento sono:

- trattamenti, in presenza di melate o danni, sui frutti fino a metà giugno;

- trattare, sempre in presenza di melate o danni, in rapporto fra il N° di getti infestanti da Psilla e da Antocoridi, che deve essere pari a 5:1; se superiore, si interviene (dalla metà di giugno in poi).

Le tecniche di lotta prevedono:

- in presenza di uova, con ovicidi (Diflubenzuron, Teflubenzuron) o Oli bianchi, in primavera-estate;

- in presenza di neanidi, con Abamectina, preceduta da trattamenti di lavaggio con detergenti e acqua (Biolady è ottimo) , entro la fine di maggio. Inoltre il Biolady è rinvigorente e mantiene distanti molti altri insetti e parassiti.

La lotta prevede l'utilizzo di prodotti a ristretto spettro d'azione anche per altri fitofagi del pero, per evitare danni ai nemici naturali della Psilla, ad esempio contro la Carpocapsa si utilizzano prodotti biologici come Bacillus thuringiensis, in sostituzione ai prodotti chimici.

Tra i nemici naturali della Psilla, si ricordano:

- Rincoti Antocoridi, genere Anthocoris (nemoralis e nemorum), predatori di tutti i stadi di Psilla; genere Orius, predatori di neanidi ed adulti di Psilla; gli Antocoridi compiono 2-3 generazioni all'anno e svernano come adulti;

- Ditteri Sirfidi e Cecidomidi;

- Neurotteri Crisopidi, Rincoti Miridi e Nabidi;

- Prionomitus mitratus, Imenottero parassitoide degli stadi preimmaginali della Psilla.